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L’ansia è soprattutto donna. Ecco perchè

Tutti i modi per prevenire l’angoscia e anzi sfruttarla a tuo favore

Gli italiani che girano con l’ansiolitico sempre nel taschino sono tanti: sette milioni, più o meno come gli abitanti di Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo messi insieme.

Le aree geografiche in cui più sarebbero presenti ansia e depressione sarebbero il Sud Italia e le Isole. La fascia di età più interessata da questi disturbi sarebbe quella degli over 50.


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E poco meno di tre italiani su dieci avrebbero sofferto negli ultimi dodici mesi sia di ansia che di depressione. Tra questi, tantissime donne: in misura sei volte superiore agli uomini.

Proprio così: il sesso femminile risente molto di più dell’ansia.

 

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Le ragioni sono due: una è fisiologica (dovuta a motivi ormonali), l’altra più pratica: le donne tendono a rivolgersi allo specialista, denunciando stati d’ansia, anche in presenza di sintomi lievi. Forse perché sono per carattere più inclini a mettersi in discussione, o magari perché tendono ad allarmarsi al minimo accenno di tensione psicologica.

Bisogna distinguere tra l’ansia sintomo comune a diverse patologie, ma anche a differenti fasi della vita; e l’ansia patologica, in cui il senso di oppressione e timore verso quello che sta per accadere è prevalente sugli altri sintomi. In quest’ultima categoria rientrano forme estreme come gli attacchi di panico, le ossessioni e la fobia sociale.

Come capire se un banale periodo-no sia in realtà una patologia o meno, dipende dalla durata, dall’intensità e dalla frequenza dei sintomi.

E soprattutto, da un’analisi dell’episodio scatenante: un conto è agitarsi nell’attesa di un figlio che tarda a rincasare la sera; un altro è essere colti da una crisi di panico (con relative palpitazioni, brividi, senso di soffocamento, vista offuscata e sensazione di distacco dalla realtà) in coda alla cassa di un supermercato.

Quella che comunemente chiamiamo ansia non è quasi mai patologica.

 

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Secondo uno studio del National Institute of Mental Health americano, pubblicato sulla rivista “Nature Neuroscience”, vi sarebbe una causa genetica alla base dei disturbi di ansia e di altri disordini dei comportamenti sociali.

In alcune persone dotate di un determinato corredo genetico, l’amigdala – la parte del cervello che sovrintende alle emozioni negative come rabbia o paura – funzionerebbe in modo anomalo. Ma riesce difficile prendersela con il proprio patrimonio genetico, quando si vive in una grande città, si fa un lavoro stressante, si è costretti a ritmi forsennati e a fronteggiare mille impegni, in casa e fuori.

L’ansia può essere somatizzata, cioè scaricata sul corpo, e provocare alterazioni delle funzioni organiche: tachicardia, dispnea, alterata funzionalità dell’apparato digerente, disturbi del sistema nervoso vegetativo.

Più si va avanti con l’età, poi, meno probabilità si hanno che l’ansia diventi patologica: un anziano ansioso, insomma, è stato un adulto ansioso.

A cambiare sono le sue fonti di angoscia: non più le tensioni sul lavoro e con i figli, ma la prospettiva incerta del futuro, la solitudine, gli interrogativi esistenziali.

 

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Redazione Staibene

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